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Targhe auto, perché alcune hanno provincia e anno e altre no: svelato il mistero

Le targhe automobilistiche in Italia hanno subito diversi cambiamenti nel tempo, perché alcune anno provincia e anno e altre no.

Le targhe automobilistiche in Italia hanno subito diversi cambiamenti nel tempo, con transizioni che hanno portato all’eliminazione dei codici provinciali. Questo articolo esplora la storia delle targhe, il significato dei codici provinciali, le riforme legislative e i loro effetti, oltre a fornire indicazioni pratiche su cosa fare in caso di perdita.

Breve storia delle targhe auto in Italia

Le targhe automobilistiche italiane hanno una storia affascinante che risale agli inizi del ventesimo secolo. Introdotte nel 1905, le prime targhe presentavano un sistema di numerazione semplice, ma nel corso del tempo il sistema si è evoluto per rispondere al crescente numero di veicoli su strada. La prima riforma significativa avvenne nel 1927, con l’introduzione delle targhe standardizzate che includevano un codice provinciale, un numero progressivo e successivamente, a partire dagli anni ’90, una lettera finale. Fino al 1994, le targhe si caratterizzavano per indicare la provincia di registrazione come primo componente della targa stessa, il che forniva un’immediata identificazione geografica del veicolo. Tuttavia, verso la fine del secolo, con l’aumento esponenziale del numero di automobili, le criticità del sistema iniziarono a farsi evidenti, portando a una serie di ulteriori cambiamenti legislativi.

Targhe auto, cosa è cambiato in Italia rispetto al passato (www.panorama-auto.it)

I codici provinciali sono stati un elemento distintivo delle targhe italiane per decenni. Questi codici, composti generalmente da due lettere maiuscole, rappresentavano la provincia di immatricolazione del veicolo. Ad esempio, la sigla ‘MI’ stava per Milano, mentre ‘RM’ indicava Roma. Questo sistema permetteva di identificare facilmente, non solo l’origine del veicolo, ma spesso anche la provenienza del suo conducente, dando vita a una sorta di mappa automobilistica del paese. Tuttavia, mentre i codici provinciali erano pratici e informativi, creavano anche differenze e talvolta divisioni tra regionalità, alimentando stereotipi e pregiudizi tra i residenti delle diverse aree d’Italia. La necessità di includere nuovi codici, a fronte della crescente urbanizzazione e della creazione di nuove province, rese il sistema complesso e talvolta inefficiente.

Le riforme che hanno eliminato le indicazioni provinciali

Nel 1994, con l’emanazione di una nuova legge, il sistema di targatura italiana subì una delle sue trasformazioni più significative: l’eliminazione dei codici provinciali. Le targhe passarono a un formato senza indicazioni di provincia, sostituendo il sistema precedente con una combinazione di lettere e numeri che non evidenziava più un legame diretto con una specifica località. Questo cambiamento aveva l’obiettivo di semplificare e unificare il sistema di registrazione, facilitando la gestione burocratica e riducendo i casi di discriminazione basati sulla provenienza territoriale del veicolo. L’introduzione della targa alfanumerica universale permise infatti di ridurre il numero di varianti e aumentò la capacità del sistema di supportare un maggior numero di veicoli, essendo questo già in ritardo rispetto alla crescente domanda.

Le nuove targhe unificate hanno portato diversi vantaggi: un sistema di registrazione più snello, una gestione burocratica semplificata e l’eliminazione delle discriminazioni basate sulla provenienza geografica. Il nuovo formato ha inoltre facilitato il commercio di veicoli, sia nuovi che usati, poiché non esistendo più l’obbligo di re-immatricolazione per cambio di provincia, i costi e i tempi burocratici si sono drasticamente ridotti. Tuttavia, non sono mancati i svantaggi; il senso di appartenenza territoriale che per alcuni era associato alle vecchie targhe è svanito, e le nuove targhe spesso vengono percepite come meno ‘locali’ e più fredde. Inoltre, disporre di un sistema uniforme rende più complessa l’identificazione immediata dell’origine del veicolo, che in alcuni casi, come nella gestione del traffico urbano, può risultare meno efficiente.

Come leggere le nuove targhe automobilistiche

Le nuove targhe automobilistiche italiane seguono un modello alfanumerico standard: due lettere iniziali, tre numeri e due lettere finali. Questo formato è frutto del sistema alfanumerico introdotto nel 1994 e ufficialmente adottato nel 1999. Per esempio, una targa potrebbe essere ‘AA 123 BB’. Le combinazioni di lettere e numeri sono progettate in modo tale da garantire un numero straordinariamente elevato di combinazioni, sufficiente a sostenere l’immatricolazione di un gran numero di veicoli senza la necessità di future riforme significative del sistema. Sebbene non contenga più indicazioni geografiche come i vecchi codici provinciali, il sistema resta efficiente per l’identificazione e il tracciamento dei veicoli a livello nazionale. La semplificazione, dunque, risiede nell’uguaglianza dei formati e nell’assenza di differenziazioni regionali.

Per quanto riguarda la prima immatricolazione per un soggetto residente nella stessa provincia dell’ufficio immatricolante, l’adesivo viene fornito assieme alle targhe (ma non è obbligatorio applicarlo). In caso di prima immatricolazione per un soggetto residente in una provincia diversa dall’ufficio immatricolante, l’adesivo non viene fornito, il proprietario però può andare a chiedere l’adesivo all’ufficio motorizzazione della propria provincia. In caso di passaggio di proprietà tra soggetti residenti della stessa provincia, se l’adesivo c’è non ci sono problemi, in caso contrario è difficile che qualcuno lo aggiunga. Insomma, dipende un po’ da caso a caso.

Christian Camberini

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